SSalone Da Cemmo

Il Salone dell’ex convento degli Agostiniani di San Barnaba, in origine destinato a biblioteca conventuale, conobbe diversi utilizzi nel corso dei secoli. Dopo la soppressione del convento nel 1796 rimase a lungo inutilizzato, fino a quando nel 1821 il canonico Lodovico Pavoni lo trasformò nella tipografia del suo Istituto.

Gli affreschi che un tempo erano attribuiti a Vincenzo Foppa sono stati successivamente ricondotti, almeno in parte, alla mano di Pietro da Cemmo e risalgono al 1490. A partire dagli anni Trenta del Novecento il Salone divenne un importante centro culturale per la città, ospitando concerti, conferenze e manifestazioni pubbliche. Nel 1972, a causa del progressivo degrado degli affreschi, la sala venne chiusa e sottoposta a un accurato restauro promosso dall’associazione Italia Nostra insieme ad altri enti e privati.

La sala, dalle imponenti dimensioni (24,50 x 11 x 6 metri), presenta pareti interamente decorate: a occidente la scena della Canonizzazione di Sant’Agostino incorniciata da una raffinata architettura rinascimentale; sui lati lunghi, invece, figure di santi domenicani e francescani rese a monocromo entro medaglioni tondi e rettangolari; mentre a oriente campeggia l’Allegoria della dottrina agostiniana, anch’essa monocroma.

Il soffitto ligneo, piano al centro e curvato ai lati, è diviso da un raffinato torciglione scolpito. È formato da tavolette pirografate che compongono un reticolo geometrico ispirato all’intarsio certosino, con motivi a rombi e cerchi che richiamano le decorazioni tessili e orientali. Particolarmente suggestivi sono i dettagli a chiaroscuro con teschi e motivi ornamentali che arricchiscono le superfici. Le fasce decorative a foglie d’acanto stilizzate completano l’insieme.