INCONTRI CON L’INTERPRETE – Faccini Piano Duo

Intervista al Faccini Piano Duo

a cura di Gloria Galbiati

 

Vincitori di numerosi concorsi internazionali e del premio AMUR per i nuovi talenti nel 2022, i fratelli italo-inglesi Elia e Betsabea Faccini, che insieme hanno fondato un duo pianistico che da quasi dieci anni continua ad ottenere riconoscimenti ed apprezzamenti di pubblico e critica a livello internazionale, saranno ospiti del settimo ed ultimo appuntamento della 53^ Stagione Concertistica GIA, in programma per venerdì 15 novembre 2024 all’Auditorium San Barnaba di Brescia. Insieme, ci condurranno in un viaggio alla scoperta della musica francese di fine Ottocento ed inizio Novecento, con celebri e meravigliose pagine di Claude Debussy, Paul Dukas e Maurice Ravel.

Nel frattempo, li abbiamo incontrati e abbiamo posto loro qualche domanda per conoscerli più da vicino.

 

 

Come vi siete avvicinati alla musica e come nasce il vostro Duo?

Insomma, come partire con la domanda più tosta di tutte! In casa nostra, fin da piccoli, ha regnato sempre la musica nonostante i nostri genitori facciano tutt’altro nella vita lavorativa! Da Verdi ai Queen, da Puccini ai Beatles siamo cresciuti in mezzo alle note, con la fortuna di avere un piccolo pianoforte verticale dove abbiamo mosso le dita per le prime volte, incuriositi da quegli strani tasti bianchi e neri. Ci siamo avvicinati così alla musica. Abbiamo preso le prime lezioni e le settimane sono diventate mesi, i mesi anni. Abbiamo sempre condiviso la stessa strada musicale senza, però, mai farla incrociare… almeno fino al 2015, anno in cui il Professor Riccardo Peruzzi, docente di pianoforte al Conservatorio di Lucca, ci ha proposto di metterci insieme e lavorare anche sul duo pianistico. Sono trascorsi quasi dieci anni da quel momento e ancora il ricordo delle prime note suonate assieme è lì, vivido davanti ai nostri occhi. Sono passati però anche 25 anni dall’inizio dei nostri studi e per questo ringraziamo sempre quel piccolo pianoforte appoggiato al muro che ci ha permesso di intraprendere questo percorso. Ringraziamo i nostri genitori che ci hanno sempre sostenuto e ringraziamo ancora di più le ore e le giornate spese a studiare con l’idea di un obiettivo nella nostra vita. Se ci è concesso fare un augurio a tutti i ragazzi, più o meno piccoli, questo è quello che vorremmo suggerire: lavorare per raggiungere un obbiettivo. Ciò vi farà crescere e vi farà andare oltre i vostri limiti. E se non li raggiungete tutti, questo non è da considerare un fallimento ma una base da cui ripartire con ancora più determinazione!

… accidenti abbiamo parlato già troppo, Betsabea mi sta già dicendo che (come sempre nella vita) parlo troppo e voglio dire troppe cose!

 

Viene spontaneo pensare che il vostro legame fraterno crei tra voi un’intesa molto forte anche dal punto di vista musicale. Ad ogni modo, si sa, il successo di ogni sodalizio artistico nasce dalla felice unione di numerosi elementi di varia natura. Quali pensate possano essere gli aspetti più peculiari che vi contraddistinguono e che quindi hanno assicurato la vostra, ormai indiscussa e riconosciuta, affermazione come duo pianistico?

Una sola parola: CONTRASTO! Se dovessimo definirci potremmo usare concetti come: poli opposti, giorno e notte, sale e zucchero… Insomma, crediamo che il concetto sia chiaro! Ci piace parlare di noi come di due personalità contrapposte che si incontrano e si completano sul palco. Ovviamente siamo legatissimi nella quotidianità ma abbiamo due visioni completamente diverse della vita e spesso anche della musica. Ed è questo il germoglio da cui nasce tutto: la diversità, la linfa vitale del nostro duo. Dopo così tanti anni rimaniamo sempre sorpresi dalle idee musicali che ci proponiamo a vicenda, cose a cui spesso da soli non avremmo mai pensato. La vera sfida è poi trasformare sul palco l”IO” in “NOI” e su questo abbiamo lavorato per anni, perché è fondamentale non solo l’esecuzione musicale intesa come suono ma anche l’aspetto visivo, ossia l’immagine di duo, collegato all’esecuzione. La fiducia che quindi abbiamo guadagnato reciprocamente ci ha permesso di osare nelle nostre esecuzioni e di sentirci spesso dire alla fine dei nostri concerti: “Sembravate una persona sola!”.

Poi, certo, sappiate che non sempre sono rose e fiori. Alle giornate di sole si alternano quelle burrascose. Mettiamola così: entrambi non ci facciamo troppi scrupoli nel dirci ciò che pensiamo!

 

Nei cartelloni di molte stagioni concertistiche e festival ricorrono spesso i nomi di pianisti che esibiscono in veste solistica o di organici cameristici di diverso tipo, ma non sono così frequenti formazioni come il duo pianistico. Pensate ci sia un motivo particolare?

Una volta uno dei nostri insegnanti al Master di Musica da Camera a Parma, a pochi giorni dalla tesi finale, ci disse: “Il duo pianistico è forse la formazione cameristica più complessa e difficile.” A dire queste parole era stato Enrico Bronzi, del quale non dobbiamo certo spiegare noi la fama e la caratura di musicista. Suonare a quattro mani (ancora più che a 2 pianoforti) è tra le opere di maggior difficoltà che esistano nella musica, se lo si vuol fare bene e si vuol creare qualcosa di “bello”. Storicamente (soprattutto nel secolo scorso) il Duo pianistico era considerato un gruppo cameristico minore, giacché mancava di varietà timbrica e differenza di strumenti. Per dirla in concreto, non era un trio violino, violoncello, pianoforte o un duo violino, pianoforte. Le cose stanno cambiando però e noi ne siamo molto felici. Quando abbiamo vinto il contest AMUR PER NUOVI TALENTI nel 2022, giudicati da numerosi Direttori Artistici di grandi società, abbiamo sentito in noi una grandissima soddisfazione, in quanto tra i tre gruppi vincitori figuravano due trii, violino, violoncello e pianoforte, e poi noi… un quattro mani! Sono sempre più frequenti i grandi solisti che si cimentano in questa formazione. Pensate a Martha Argerich, Lylia Zilberstein, per non parlare di Yuya Wang che nel 2025 effettuerà tournée con Olaffson Vikingur, proprio in duo. Se gli agenti di un’artista come Yuya Wang hanno ritenuto di iniziare a sponsorizzare un programma come questo significa davvero che qualcosa sta cambiando. Il pubblico inizia a cercare qualcosa di diverso oltre al classico concerto di solismo o di musica da camera con archi!

 

A Brescia proporrete un bellissimo programma, con musiche di autori francesi vissuti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Volete raccontarci qualcosa riguardo alla scelta di queste opere e al fil rouge che le lega, al di là del loro comune denominatore di carattere storico e geografico?

Quello che presentiamo a Brescia è un programma a cui siamo particolarmente legati e fa parte di un progetto che ha avuto inizio nel lontano 2015. Immaginatevi due ragazzi che si mettono di fronte alla tastiera, insieme, per la prima volta… Davanti ai loro occhi I pini di Roma, capolavoro orchestrale di Ottorino Respighi del quale egli stesso aveva fatto una trascrizione per pianoforte a quattro mani. Fu il nostro insegnante di duo pianistico, Riccardo Peruzzi, a proporci questa sfida. E che sfida! Tantissimi strumenti diversi, timbri eterogenei, tutti da ricreare su 88 tasti. È stato per noi di grande fascino cercare di capire come in primis Respighi avesse affrontato questo rompicapo. Purtroppo, 88 tasti sono tanti ma certe volte non sono sufficienti… E spesso sono un problema anche il numero delle dita! Questo percorso però non si è più fermato: l’anno successivo è stata la volta della Rapsodie espagnole di Ravel, della Sacre du printemps di Stravinski e della monumentale La Mer di Debussy. Eccolo il fil rouge che tiene assieme tutti questi brani: l’idea che il pianoforte sia tutto ma non sia mai abbastanza, l’idea che attraverso il pianoforte si possano raccontare anche molti dei capolavori orchestrali! Siamo pronti a suggerirvi un esperimento. Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo ascoltato il tema dell’Apprendista Stregone di Dukas… per capirci, Topolino e Fantasia 2000! Ecco, mentre lo ascolterete venerdì sera suonato al pianoforte, provate ad immaginare la versione dell’orchestra!

 

Maurice Ravel pare essere un compositore per voi molto importante: lo scorso anno, infatti, avete inciso un disco interamente dedicato alla sua musica per pianoforte a quattro mani. Quali sono le ragioni che vi legano particolarmente a questo autore?

Maurice Ravel è un pilastro della musica classica ed è uno dei compositori che hanno segnato maggiormente la nostra crescita sia come pianisti che come compositori. Ci ricordiamo bene gli ultimi anni del corso decennale di composizione: le partiture orchestrali di Ravel, dal Boléro a Daphnis et Chloè, erano sempre li accanto a noi, fedeli compagne di viaggio. Come orchestratore è stato uno più grandi mai esistiti! Come compositore ha permeato ogni singola pagina di raffinatezza, anche nei momenti più densi come il finale de La Valse. Uno dei brani che eseguiremo per voi, l’Introduction et Allegro, è stato scritto con una tale semplicità e maestria da essere divenuto uno dei nostri titoli preferiti. Ancora più sconvolgente è pensare che per scriverlo Ravel impiegò non più di 7-8 giorni! Tutte queste ragioni ci hanno portato a voler omaggiare la sua memoria (l’anno prossimo ricorreranno i centocinquant’anni dalla nascita) con un disco interamente dedicato alle trascrizioni di alcuni suoi brani orchestrali (e non solo) più famosi: l’Introduction et Allegro (originalmente scritto per settimino), la Rapsodie Espagnole, La Valse, la Suite n. 2 da Daphnis et Chloè e infine il suo celebre Boléro!

 

Il vostro repertorio è in generale molto vasto e comprende sia opere originali scritte per pianoforte a quattro mani o due pianoforti sia trascrizioni, spaziando da Bach alla musica contemporanea. Voi stessi siete entrambi compositori. Come nasce il vostro interesse per la composizione?

La composizione ha sempre avuto un ruolo importante nella nostra vita. Fin da piccoli ci ricordiamo le nostre improvvisazioni al pianoforte e le prime piccole composizioni. Oggi possiamo affermare che alcune non erano proprio dei capolavori… ma sono stati quei piccoli momenti a far crescere in noi la voglia di migliorare e di dare una svolta al nostro percorso compositivo entrando nella classe di composizione del mitico Maestro Pietro Rigacci! Eravamo molto piccoli, soprattutto Betsabea. A memoria del Maestro in pochissimi erano riusciti ad  entrare così giovani… e lui lo sapeva bene avendo insegnato per anni questa materia a Lucca! Grazie a questo percorso di immersione totale tra le partiture ci siamo aperti a tutti gli stili e molti li abbiamo inclusi nei nostri studi. Siamo partiti dai concerti per due pianoforti di Bach per arrivare alla musica contemporanea di autori quali Solbiati, Sciarrino, Berio e Crumb, affrontati con la grandissima Maria Grazia Bellocchio.

 

Progetti in corso e per il futuro?

Al momento i progetti sono tanti, alcuni già avviati, altri in via di definizione, altri ancora sono solo bozze. Per il 2025 la Società dei Concerti di Trieste ci ha richiesto un programma incentrato sulla musica di George Gershwin. Condivideremo il palco con due fantastici percussionisti, Fabian Perez Tedesco e Marco Viel, proponendo quattro capolavori di questo compositore, sotto il titolo “GERSHWIN, L’AMERICANO!”: Variations on I got rhythm, Overture Cubana, Rhapsody in blue e An american in Paris.

Fresca di questi giorni è invece la creazione del progetto “SORGENTI SONORE”. È un affresco musicale che rivolge il suo sguardo ad alcuni dei brani più belli che i compositori abbiano dedicato all’acqua, forse l’elemento più prezioso che conosciamo. Per ora non possiamo dire di più perché è un progetto che stiamo discutendo proprio in questi giorni con la Società che ce l’ha commissionato. Stiamo portando poi avanti il nostro progetto “SOUNDS OF CINEMA” inerente alle musiche da film, un eccellente mediatore. Si rivolge ad un pubblico molto più ampio di quello che abitualmente frequenta le sale da concerto e, soprattutto, riesce ad avvicinare le nuove generazioni all’ambiente della musica colta. È un progetto in continuo divenire che ha preso vita nel giugno dell’anno scorso, sul quale abbiamo lavorato moltissimo, limando, aggiustando, modificando per riuscire a rendere omaggio a queste melodie.

 

Per concludere, pubblichiamo in questa intervista una vostra registrazione. Cosa ci proponete?

La scelta è semplicissima… E naturalmente non può che non ricadere sulla musica di Ravel. Vi proponiamo una nostra esecuzione di Feria, il quarto movimento della Rapsodie espagnole, un brano che ci ha regalato tantissime soddisfazioni. Ci piace pensarlo come il pilastro dal quale tutto il resto è scaturito. Non lo vogliamo nascondere: tanto di quello che abbiamo ottenuto e fatto negli anni è stato grazie a questo brano.