INCONTRI CON L’INTERPRETE – Quartetto Esmé

Intervista al Quartetto Esmé

a cura di Anna Gasparini

[🇬🇧 English version below]

 

Fondato nel 2016 nell’ambiente della Hochschule für Musik di Colonia e composto da quattro giovani musiciste coreane residenti in Germania (Wonhee Bae come primo violino e Yuna Ha come secondo violino, Jiwon Kim alla viola e Yeeun Heo al violoncello), il Quartetto Esmé prende il suo nome da un’antica parola francese che significa «essere amato».

Dopo la vittoria del terzo premio al Concorso internazionale di musica da camera di Trondheim nel 2017 e del Premio del pubblico al Concorso Irene-Steels Wilsing nel 2018, il Quartetto si è affermato sulla scena internazionale in occasione del Concorso per quartetto d’archi della Wigmore Hall di Londra, nel quale si è aggiudicato il Primo Premio e quattro premi speciali (miglior esecuzione di Mozart e di Beethoven, premio della Proquartet di Parigi e premio della Fondazione Esterhazy). Da quel momento la carriera del Quartetto ha preso il via, portando le giovani artiste ad esibirsi in tutto il mondo presso le più prestigiose sale da concerto.

Il Quartetto Esmé chiude il cartellone GIA, esibendosi martedì 12 aprile – ore 20.30 – all’Auditorium San Barnaba di Brescia per la 52^ Stagione Concertistica. Nell’attesa di questo appuntamento, abbiamo fatto qualche domanda a Wonhee Bae, primo violino del Quartetto.

Ph. credits Sihoo Kim

 

Come nasce il vostro Quartetto?

Ci siamo incontrate partecipando ad un progetto alla Hochschule für Musik di Colonia, dove ogni anno si tiene un concorso internazionale per musica da camera, a cui noi prendemmo parte, vincendo il primo premio. Yeeun, la violoncellista, ed io studiavamo già a Colonia, mentre la nostra violista Jiwon stava studiando alla Hochschule “Robert Schumann” di Düsseldorf (quando partecipammo al Concorso, avevamo un secondo violinista, proveniente dalla Hochschule di Colonia). Avendo visto nei miei colleghi una grande passione per la musica da camera, li convinsi a formare un quartetto. E così è iniziato tutto.

Più tardi, quando abbiamo cominciato a lavorare insieme più seriamente, invitai Yuna, oggi secondo violino dell’Esmé, che all’epoca studiava a Parigi, per unirsi a noi e formare un organico tutto al femminile. La complicità che c’è tra noi è davvero forte, e questo ci permette di condividere molto ad un livello profondo. 

 

La vostra formazione prevede l’interazione di quattro realtà individuali che devono fondersi per costruire un’idea musicale unitaria. Come si arriva a questo equilibrio?

Trovare un’idea musicale unitaria è uno dei compiti più difficili per ogni formazione, che per avere una propria identità non deve rinunciare alla personalità di ogni suo componente. Per suonare insieme, ma allo stesso tempo per non rinunciare all’individualità del singolo, cerchiamo sempre di trovare un’idea emotiva condivisa, in modo da creare un pensiero musicale organico.

Siamo cresciute tutte nello stesso sfondo culturale e parliamo la stessa lingua, e per questo ci riteniamo molto fortunate e privilegiate. La cultura coreana è piuttosto particolare rispetto a quella europea, perché per molto tempo non si è mescolata con altre culture, ed è proprio questo che crea la sua unicitàCi sono molte cose che difficilmente possiamo descrivere in altre lingue, e sono proprio questi pensieri e questi concetti, provenienti esclusivamente dalla nostra cultura, le fonti più naturali da cui nascono le nostre idee musicali. È facile esprimerci tra noi e comunicare le nostre intenzioni, senza fraintendimenti, e ciò ci permette di sfruttare il tempo per le prove in maniera più efficiente.

Raggiungere il perfetto equilibrio sarà un obiettivo che avremo per tutta la vita, non certo facile, ma ci piace molto e ci fa divertire.

 

La vostra carriera è segnata da importanti successi in concorsi internazionali, tra cui spicca la vittoria del Primo Premio e di quattro premi speciali al prestigioso Concorso per quartetto d’archi della Wigmore Hall di Londra nel 2018. Ci raccontate qualcosa di quest’esperienza?

Vincere il Concorso della Wigmore Hall è un traguardo molto significativo e onorevole per ogni quartetto d’archi, e così è stato per noi: ha rappresentato infatti l’inizio della nostra carriera.

È stata sicuramente una sfida per noi, molto impegnativa e piuttosto stressante: dovevamo suonare ogni giorno programmi diversi, praticamente senza momenti di pausa. Inoltre, all’epoca eravamo un quartetto da solo un anno e mezzo, quindi non avevamo fatto molte esperienze insieme.

L’esecuzione più memorabile durante il Concorso fu nella prova semi-finale, anche perché era la nostra prima esecuzione alla Wigmore Hall, che rappresenta per ogni musicista uno dei posti più prestigiosi in cui esibirsi, specialmente per la musica da camera; da sempre desideravamo suonare in un questa sala. Per l’occasione eseguimmo il Quartetto di Beethoven op. 59 n. 2, e anche se è passato del tempo da quel momento, non possiamo dimenticare le emozioni e l’atmosfera che abbiamo percepito sul palco: alla fine dell’ultimo accordo, tutto il pubblico, che durante l’esecuzione rimase incredibilmente concentrato ad ascoltarci, applaudì con grande entusiasmo.

Vincere questo Concorso è stato un traguardo, ma soprattutto un punto di partenza, perché molte sfide si stavano presentando davanti a noi. Molti avanzarono dei dubbi su di noi e sulle nostre abilità, perché eravamo un quartetto molto giovane, ma grazie ai i concerti che abbiano tenuto dopo il Concorso, abbiamo avuto modo di dimostrare che, nonostante la nostra età, meritavamo la vittoria. Diamo sempre il massimo ad ogni concerto, lavorando con la massima attenzione.

 

A Brescia, in occasione della 52^ Stagione Concertistica GIA, proporrete un programma molto interessante: il Quartetto n. 19 di Mozart, cosiddetto delle dissonanze, e il primo Quartetto per archi di Čajkovskij. Si tratta di due opere cronologicamente e geograficamente distanti, ma è nota l’ammirazione del compositore russo per il genio austriaco… Come sono legati questi due brani e i loro autori?

Čajkovskij scrisse nella sua autobiografia: «Tra i grandi maestri, Mozart è quello da cui mi sento maggiormente attratto. Così è stato dal primo giorno, e così sempre sarà», definendolo addirittura il «Cristo della musica» ed  esprimendo il suo infinito rispetto per lui con la suite Mozartiana, ispirata proprio dalla musica di Mozart.

Anche se i due compositori nacquero in due paesi differenti e vissero in tempi cronologicamente distanti, presentano molti aspetti in comune. Come Mozart, Čajkovskij non rimase legato alla sua sola regione di nascita né si stabilì in un solo posto durante la sua vita, ma viaggiò spesso, interagendo con altri musicisti; inoltre, scrisse molto durante la sua vita, da lavori importanti come opere, balletti e sinfonie a piccoli pezzi di musica da camera.

Il Quartetto per archi n. 19 di Mozart e il primo Quartetto di Čajkovskij hanno la stessa indicazione Andante cantabile per il secondo movimento e, sebbene le due opere siano completamente diverse dal punto di vista compositivo e per l’atmosfera che evocano, è possibile trovare il linguaggio musicale segreto che i due maestri volevano esprimere attraverso questi due movimenti lenti.

 

Oltre alla carriera artistica legata al Quartetto, quali attività musicali vi stanno impegnando individualmente?

Suonare a tempo pieno all’interno di una formazione cameristica come la nostra richiede molto tempo da dedicare solamente al quartetto, che è la nostra priorità: passiamo molto tempo a scegliere il repertorio, provare e viaggiare. A volte proviamo anche a fare degli arrangiamenti imparando nuovi strumenti.

 

Progetti per il futuro?

Suoneremo in molti posti nuovi per noi, recuperando finalmente i concerti che erano stati rimandati a causa della pandemia. Abbiamo appena concluso il nostro tour di debutto negli Stati Uniti, e quest’anno andremo in Giappone per la prima volta; poi saremo anche ad Hong Kong. Inoltre, nel mese di aprile registreremo il nostro secondo album, la cui pubblicazione è in programma per quest’anno. Non vediamo l’ora: siamo entusiaste di tutto ciò!

Se doveste lasciare ai lettori di questa intervista una vostra registrazione, che cosa proporreste?

Come esecuzione, vi proponiamo il Quartetto per archi in fa minore di Mendelssohn: si tratta di un’opera molto emozionante e drammatica, che mostra bene il nostro carattere.

 

Quest’altro video, invece, consiste in un nostro esperimento, che può essere un’introduzione divertente per coloro che sono curiosi di scoprire la musica da camera: volevamo verificare se fossimo in grado di suonare in quartetto senza guardarci negli occhi.

 
 
 

Interview with Esmé Quartet

by Anna Gasparini

 

Founded in 2016 at the Hochschule für Musik Köln and made up of four young Korean musicians residing in Germany (Wonhee Bae as first violin and Yuna Ha as second violin, Jiwon Kim as viola and Yeeun Heo as cello), the Esmé Quartet takes its name from an old French word meaning  «essere amato».

After winning the third prize at the Trondheim International Chamber Music Competition in 2017 and the Audience Award at the Irene-Steels Wilsing Competition in 2018, the Quartet established itself on the international stage at the Wigmore String Quartet Competition Hall in London, in which he was awarded the First Prize and four special prizes (best performance of Mozart and Beethoven, prize of the Paris Proquartet and prize of the Esterhazy Foundation). From that moment the career of the Quartet started, bringing young artists to perform all over the world in the most prestigious concert halls.

The Quartetto Esmé closes the GIA program, performing on Tuesday 12 April – 8.30 pm – at the San Barnaba Auditorium in Brescia for the 52nd Concert Season. While waiting for this appointment, we asked some questions to Wonhee Bae, first violin of the Quartet.

 

How did your group form and why did you choose the name Esmé?

We first met doing a chamber music project for the Hochschule für Musik Köln where they have an internal competition for chamber music. After preparing our programm, we were awarded the 1st prize. The cellist and I were already studying in Köln and our violist Jiwon was studying in Robert Schumann Hochschule Düsseldorf (at the time of the competition, we had a 2nd violinist who was a male violinist also from the Köln Hochschule. I recognized in my colleagues an enthusiastic love and passion for chamber music, and persuaded them to establish a quartet with me. And that is how it all started. Later and once we became serious and founded our actual group, I invited our ‘Esmé’ 2nd violinist, who was studying in Paris to come join us so we could make an all women quartet. I find this to be very powerful as we can share many things on a deep level together. The name “Esmé” come from an old French word which means ‘to be loved’ and ‘to be esteemed’.

 

Your group is formed by four people and realities that have to mix together in order to obtain a united musical idea. How do you achieve this balance?

Finding an united musical idea might be the most difficult task for every group. We find that having our own personalities in a group makes the identity of Esmé Quartet. In order to play together, but at the same time not giving up individualities, we always try to find a common emotional idea to create the same goal in music for us. We all grew up in the same cultural background and use the same language, and we find this very lucky and privileged. Korean culture is quite particular compared to European culture because it hasn’t been mixed up with others for a very long time which creates its uniqueness. There are a lot of things we can hardly describe in other languages and those things from our culture are the most natural sources of our musical idea. It makes it easy to explain what we exactly want and we can use rehearsal time more efficiently. Achieving the perfect balance will be a life-long task for us but we enjoy it very much. 

 

Your career is marked by a vast success in international contests, such as the First Prize and other four special prizes at the prestigious Wigmore Hall International String Quartet Competition in London in 2018. Could you tell us something about that experience?

Winning the Wigmore hall competition is very meaningful and honorable for every string quartet. For us too. It was the beginning of our career.

The schedule of the competition was very tough. We had to play every day with different programs, no day off, it was quite stressful. Since we were only one and a half years old quartet at that time, we didn’t have many stage experiences, so it was such a huge challenge for us.

The most memorable performance during the competition is the semi-final stage. It was our first performance at the wigmore hall! Wigmore hall is the most prestigious place for every musician (especially for chamber music) and we always wanted to be and play there. We played Beethoven’s string quartet op.59 no. 2. The audiences at Wigmore Hall were incredibly concentrated on our music. At the end of the last chord, all the audience cheered enthusiastically and gave a warm applause. Even after time has passed, we can’t forget the emotions and atmosphere we felt on stage at that time.

But winning the competition was just like standing at the starting line. More challenges waited for us. Some people questioned our abilities because we were a very young quartet. Through the concerts after the competition, we had to prove that even though we were a young quartet, we deserved to win, so we try our best to play each concert after the competition with full attention.

 

You’ll propose a very interesting program in Brescia: the string quartet no. 19 by Mozart and the first string quartet by Tchaikovsky. These are two chronologically and geographically distant artists, even though we know how the Russian compositor admired the Austrian genius… How are the two pieces and authors related?

Tchaikovsky wrote in his autobiography about Mozart, ‘Of the great masters, I like Mozart the most. Since that day he has been and will always be.’ He even called Mozart as Jesus of music, and expressed his infinite respect for him by composing a suite called ‘Mozartiana’, which was inspired by Mozart’s music.
Although Mozart and Tchaikovsky were born in different countries and lived in different times, these two masters have many things in common. Like Mozart, Tchaikovsky was not confined to one region of Russia. They were people who did not settle in one place during their lifetime but went on adventures to other cities countless times to interact with other musicians. He was a writer who wrote numerous pieces during his lifetime, from large works such as opera, ballet, and symphony to small chamber music.
Mozart’s String Quartet No. 19 and Tchaikovsky’s String Quartet No. 1 have the same slow movement entitled ‘Andante Cantabile’. Although the two works are completely different in composition and atmosphere, we can find the secret musical language of the two masters that they wanted to express from these two slow movements.

 

Beside the artistic career linked to your quartet, what other musical activities are you individually working on?

Playing in string quartet full time like us requires lots of time consuming purely on string quartet. Quartet is our priority and we spend a lot of time researching repertoire and rehearsing and traveling. Sometimes we also try to make some new arrangements as well as learning new instruments.

 

Any projects for the future?

We are going to be performing in new places a lot which had to be postponed due to corona time. We just had our first US debut tour, then this year we will be going to Japan for the first time. Next year in Hong Kong.

We are recording our second album this month and will be released this year which we are very excited about.

 

Finally, we will insert a recording of your performance in this interview. What do you propose?

As for the performance, we would like to present this Mendelssohn Quartet video which is very emotional and dramatic which shows our character well.

 

Also, this is with subtitles in English which we did an experiment of wanting to know if we could play the quartet without looking at each other. It can be a fun introduction for those who are curious about chamber music.